Brindisi, 19 maggio 2012.

maggio 19th, 2012 — 4:35pm

Alzarsi dal letto, guardarsi allo specchio e improvvisare una smorfia, pettinarsi, infilarsi i jeans, abbinare la t-shirt rossa alle ballerine dello stesso colore, le tue preferite. Uscire presto di casa, affrettarsi a prendere la corriera, sedersi nel sedile in fondo.

Guardi il mondo che corre veloce fuori dal finestrino, pensi che in fondo ce la stai mettendo tutta, ti stai impegnando, è difficile ma nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile. I pensieri corrono e vanno veloci a quel giorno, a quel bacio, a quel pomeriggio con le amiche, alle risate, alla gioventù. Passa una nuvola grigia, sovvengono alla mente le incomprensioni, le colpe, gli sbagli, i muri.

Pensi che in fondo è la vita. Invece, no. È una bomba. È la morte.

Improvvisamente, ci si rende conto che non siamo stati abbastanza bravi a capire come sono andate le cose. Improvvisamente, ti arriva in faccia uno schiaffo violento, prepotente, avido, ignorante. Tutto intorno le urla, la gente che corre, la gente che lancia anatemi, la gente che sentenzia, la gente che vuole vedere, la gente impaurita, la gente che piange.

Ma tu nelle orecchie senti solo un ronzio sempre più sommesso e poi il silenzio. E ti dispiace. Tanto. Come se fosse capitato ad una sorella.

 

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