Archive for maggio 2012


Heartquake

maggio 31st, 2012 — 9:13pm

Stasera, mentre tornavo alla casa, mi sono imbattuta in Platinette che  su Radio Deejay dibatteva con gli amici ascoltatori se era o no il caso di procedere con i festeggiamenti del 2 di giugno. Secondo l’autorevole opinione della dj, non sospendere tutta la faccenda è stato da parte del Governo un gesto estremamente “inelegante”. Secondo l’unanime opinione degli amici ascoltatori, lo Stato doveva mandare l’esercito in soccorso alle zone terremotate, invece che a far la sfilata ai Fori, risparmiare soldi e devolverli sempre ai suddetti terremotati. Il sottotesto era “Stato merda”, “Stato Ladrone”, “Stato vampiro”, “Stato te sai solo magna’ i sordi nostri”, “Stato inelegante”.

Premettendo che tutte queste cose (Stato ladrone, Stato inelegante, eccetera) erano verissime almeno fino all’altro ieri, tutto questo accanimento (cit.) dimostra come non siamo affatto né Stato, né Repubblica e, in un certo qual senso malevolo, nemmanco Democrazia. Per questo mi sentirei di andare da Napolitano e dirgli, scuotendo la testa, “lassa perde’”. Che poi, rispetto all’effettivo macello del terremoto e dei magazzini “a norma di legge” crollati addosso agli operai e delle case andate giù come castelli di carte, a norma di legge pure quelle, la storia del sospendere o non sospendere la parata del 2 giugno non vi pare un’immane cazzata? A me, sì.

E’ tipo quando in una famiglia muore il nonno sotto Natale e a quel punto, invece di rimanere effettivamente tutti uniti si decide di festeggiare da lì in poi ognuno a casa sua, “per rispetto”. Sarà il Natale che i bambini di quella famiglia passeranno per la prima volta soli a casa loro, senza i cuginetti e i grandi che litigano e si ‘mbriacano mentre giocano a tombola nell’altra stanza. Sarà il primo passo verso l’effettiva frammentazione di quella famiglia e della sua memoria culturale. Triste, no?

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Brindisi, 19 maggio 2012.

maggio 19th, 2012 — 4:35pm

Alzarsi dal letto, guardarsi allo specchio e improvvisare una smorfia, pettinarsi, infilarsi i jeans, abbinare la t-shirt rossa alle ballerine dello stesso colore, le tue preferite. Uscire presto di casa, affrettarsi a prendere la corriera, sedersi nel sedile in fondo.

Guardi il mondo che corre veloce fuori dal finestrino, pensi che in fondo ce la stai mettendo tutta, ti stai impegnando, è difficile ma nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile. I pensieri corrono e vanno veloci a quel giorno, a quel bacio, a quel pomeriggio con le amiche, alle risate, alla gioventù. Passa una nuvola grigia, sovvengono alla mente le incomprensioni, le colpe, gli sbagli, i muri.

Pensi che in fondo è la vita. Invece, no. È una bomba. È la morte.

Improvvisamente, ci si rende conto che non siamo stati abbastanza bravi a capire come sono andate le cose. Improvvisamente, ti arriva in faccia uno schiaffo violento, prepotente, avido, ignorante. Tutto intorno le urla, la gente che corre, la gente che lancia anatemi, la gente che sentenzia, la gente che vuole vedere, la gente impaurita, la gente che piange.

Ma tu nelle orecchie senti solo un ronzio sempre più sommesso e poi il silenzio. E ti dispiace. Tanto. Come se fosse capitato ad una sorella.

 

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