Archive for marzo 2012


Qual è il capoluogo della Basilicata?

marzo 31st, 2012 — 2:45pm

Ho passato l’esame da giornalista in meno di tredici minuti e questo probabilmente è dipeso dal fatto che quello prima di me, alla domanda “qual è il capoluogo della Basilicata”, abbia risposto Napoli.

Ho visto molti miei coetanei scegliere questo mestiere per ragioni decisamente nobili come, ad esempio, sconfiggere la criminalità organizzata italiana, difendere i diritti dei bambini poveri, eventualmente fornire alle masse un resoconto dettagliato della Notte degli Oscar, magari scrivere una recensione (obiettiva) sull’ultimo album del cantante preferito, foss’anche Luciano Ligabue. I maliziosi hanno sospettato che le ragioni sottaciute di molti studenti di Scienze della comunicazione si annidassero in una firma su carta stampata da far appendere ai genitori in salotto o nel trovarsi a condurre un Tg in prima serata con la stessa motivazione per cui si fanno i provini al Grande Fratello. Nessuno di questi, tranne qualcuno definito “cinico” da una me giovanissima, ha mai ammesso che si tratta di un mestiere che dà un tono con poca fatica. Quasi tutti abbiamo continuato a cercare la verità nelle parole piuttosto che nei fatti.

Credo che la voglia di far la giornalista mi sia venuta in primo liceo quando mi son detta che era arrivato il momento di dare una risposta che non fosse “il Presidente della Repubblica” a chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande. Scartata l’ipotesi di fare il medico e la pianista, non rimaneva che adeguare i progetti lavorativi ad una naturale curiosità onnivora, di quelle che ti portano a non farti i fatti tuoi anche quando sai benissimo che dovresti. In quel momento, ho anche capito l’importanza dell’uso corretto del congiuntivo, notarne l’eleganza e ammettere a se stessa quanto sia difficile usarlo, soprattutto se vieni dall’entroterra ciociaro a ridosso delle montagne abruzzesi.

A metà esame, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e del Molise, Bruno Tucci, mi ha raccontato il notissimo aneddoto del direttore del Corsera che, assumendolo, gli intimò di scrivere usando al massimo soggetto, verbo e predicato, “e se per caso sente l’esigenza di usare un aggettivo, mi chiami”. Volevo dirgli che in questo modo è venuta su una generazione di giornalisti con una discutibile coscienza critica ma l’esito dell’esame non credo ne avrebbe giovato. Al primo posto i fatti, al secondo le parole.

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Baby, it’s all for you.

marzo 13th, 2012 — 11:14pm

Toh! Sto scrivendo un post.

Solo che ultimamente mi si accavallano i pensieri e alla fine ho dentro la testa una matassa che non so né dove inizia né dove finisce. In casi come questi il rimedio è solo uno: il post a punti.

1. In questo concitato periodo, ho scoperto che l’ansia da post si supera solo scrivendo un post, anche se potrebbe essere una soluzione temporanea sperticarsi in tweet e rebloggare almeno un ventina di contenuti che passa la dashboard di Tumblr.

2. A proposito di social network, un giorno di questi (quindi l’anno prossimo), volevo scrivere qualcosa su Pinterest. Si tratta di un semplice caso di sindrome da “Next Big Thing”, che ben conoscono gli assidui lettori di NME, applicata ai social network. Non importa quanto Nome Prodotto X sia la copia scadente del precedente (già copia di un’altra copia eccetera), l’importante è che il trendsetter di turno si dia un tono e dica:“Ehi, fidati che questo coso spakka, sarà il futuro, sarà la revoluciòn!”

3. Una mia amica mi ha parlato della visione del mondo di questa sua amica che recita all’incirca così: “Quando non stai facendo in modo corretto qualcosa, si è condannati a rivivere quella cosa finché non si pone rimedio a tutti gli errori commessi”. Praticamente la “Super Mario Bros Weltanschauung”. Mi pare una visione del mondo abbastanza sensata.

4. Un’altra mia amica mi aveva introdotto a Lana Del Rey almeno sei mesi fa. Avevo opposto una strenua resistenza finché un’altra bella capoccia mi ha fatto notare che Videogame presenta questo elegante crescendo che ti mette in un uno stato di attesa ma non esplode mai.

5. Noto ad ogni angolo gente che si lamenta. Laggénte, poi, si lamenta ad ogni livello. Si lamenta l’automobilista che non mette la freccia e sorpassa a destra, si lamenta il top manager che i soldi sono troppo pochi, si lamenta della stessa cosa il giocatore al videopoker, si lamenta Valeria Marini all’Isola dei Famosi. La lamentanza è uno dei tratti distintivi dell’italianità.

6. Sono stata Barcellona e mentre guardavo il Mediterraneo alla fine della Rambla pensavo che quando Gaudì progettò la Sagrada Familia sapeva che sarebbe passato qualche secolo prima della posa dell’ultima pietra.

7. L’ultimo punto è una foto:

Hippocampus Pyccipiccinis

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