maggio 2nd, 2013 — 9:12pm

Il primo ateo l’ho incontrato in terza liceo ed era era una compagna di classe che se la tirava perché lei era di Frosinone e noi di Veroli (FR). Era una nuova: i suoi genitori si erano trasferiti dalla grande città al paesino e aveva manifestato il suo essere atea uscendo dalla classe durante l’ora di religione. Quel giorno aleggiò in classe un misto di curiosità e sconcerto anche perché durante l’ora di religione l’attività didattica più impegnativa era provare i passi di danza del balletto di fine anno, sulle note di Backstreet’s Back dei Backstreet Boys. Lei, invece, cosa andava a fare al di fuori della classe? E dove andava? Non si è mai capito bene ma tanto dopo due lezioni saltate, alla terza rimase in classe pure lei, a provare il balletto. La professoressa del liceo, una sessantottina curiosa, hippy, trascendentale e cartomante provò a intavolare una discussione sul tema “Dio c’è?”, interpellando l’atea frusinate: non ricordo nessun tipo di argomentazione, tranne che ci teneva a sottolineare che lei era una cittadina e noi i paesani.

Non ricordo altri atei degni di nota finché non ho conosciuto una collega, passata alla storia perché si definiva “un po’ rock” in quanto fan di Luciano Ligabue. Ricordo che riflettei sul nesso tra Ligabue e ateismo ma ancora non ne sono venuta a capo. La fede nell’assoluto Nulla della collega vacillò quando le chiesi se credesse nell’anima. A quella, un po’ ci credeva.

La religione, il credere o non credere in Dio è oggi come oggi un tema spinosissimo, soprattutto perché rispetto a due decenni fa è meno, come dire, mainstream. Gli atei di oggi o sono una rivisitazione della figura della mia ex compagna di classe, o sono persone molto arrabbiate, verso la Chiesa Cattolica Apostolica S.p.A., anche se il nuovo CEO è piuttosto simpatico. La rabbia di solito non è dovuta a situazioni personali ma ad una serie di motivi storico-politico-sociali spinosetti, tipo l’aborto, tipo l’omosessualità, tipo l’eutanasia, che vengono dibattute al bar come a Ballarò. Hai detto niente. In ogni caso, non vedo dialogo. Vedo prese di posizione ideologiche. Vedo politica. Vedo umanità.

Ma un discorso ontologico genuino non se lo fa nessuno? E’ così difficile trovare qualcuno con cui dibattere su argomenti del tipo “ma gli Ittiti cosa ne pensavano di Dio?”, “il panteismo: è un sì o un no?”, “nesso tra litanie e lettura delle carte”, “Gesù era rock o era pop?”. La risposta è dentro di te.

3 comments » | Sophia

febbraio 28th, 2013 — 10:50pm

A votare per Grillo e il Movimento 5 Stelle sono stati quelli che prima votavano PdL. Quelli che nel ’94 si erano invaghiti del sorridente imprenditore milanese che prometteva di “cambiare l’Italia”.

Sono stati quelli che votavano PdS, poi DS, poi PD. Quelli che gli sarebbe piaciuto partecipare ad un comizio di Berlinguer. Quelli che l’uguaglianza e la lotta, quelli che hanno visto la sinistra italiana diventare sempre più passiva, intellettuale e radical-chic.

A votare Grillo sono stati i radical-chic che ormai votare PD è da sfigati.

A votare Movimento 5 Stelle sono i matti dell’Internet che finalmente hanno un partito che li rappresenta. Quelli che combattono le scie chimiche, il gruppo Bilderberg, il Nuovo Ordine Mondiale gridando “SVEGLIAAAA!!!” (così, tutto in maiuscolo e con manciate di punti esclamativi).

Sono quelli estremamente convinti del fatto che la crisi economica italiana (e forse anche quella mondiale) dipenda dallo stipendio dei parlamentari. Per far capire che loro di economia se ne intendono hanno anche messo il Mi Piace alla pagina Facebook dell’Economist.

Sono quelli che Grillo è come Obama, no? Tutti e due si son fatti il Blog e aggiornano costantemente il profilo su Facebook.

Sono quelli che sono come noi ma oggi si sentono meglio. Che salvano il pianeta usando le Bio Wash Ball per lavare il cachemire. Un decennio fa votavano per Pecoraro Scanio, vai a sapere.

Li accomuna l’antipolitica, la disaffezione per le istituzioni (per alcuni il rispetto delle stesse non c’è mai stato), la tendenza ad esaltarsi per i falsi profeti, a venerare il vitello d’oro.

Cos’altro aggiungere? Napolita’ questi hanno voluto la bicicletta? Falli pedalare. Falli governare. Ci manderanno falliti ma tanto vengo dalla classe operaia e da perfetta Working Class Hero non mi spaventa né il lastrico, né l’andare a lavorare la terra.

Lasciatemi giusto l’Internet.

Nota: in questi giorni ho discusso, online e non, con moltissime persone che hanno votato Grillo, i perché del voto a Grillo. Le ringrazio perché senza il sano confronto e scambio di idee, non avrei scritto il post.

9 comments » | I read the news today oh boy!

febbraio 11th, 2013 — 11:07pm

E, quindi, il Papa si è dimesso davvero, come un sottosegretario qualunque. L’annuncio è arrivato da un collega e tutti noi, lì per lì, abbiamo capito che volevano cancellare l’account papale da Twitter. Poi ho aperto Corriere.it ed era proprio vero. Sono rimasta costernata e perplessa davanti al pc, come un pinguino davanti ad un ananas.

A sangue caldo, ho tirato in ballo il complotto, i Maya, le profezie, Nostradamus, mille e non più mille, il millenium bug, gli Illuminati, i Templari, la terza profezia di Fatima.

Nel frattempo mio padre mi mandava sms del tipo «È implicato nella vicenda Monte Paschi, i pedofili tedeschi ma forse anche lo IOR».

E, invece, Papa Benedetto XVI ci ha lasciato tutti a bocca aperta, interrompendo la campagna elettorale più sguaiata di sempre, i sacri preparativi del Festival di Sanremo, la pubblicità dei Baci Perugina in vista dell’imminente San Valentino. Ha fatto la sua imprevedibile irruzione nel flusso prevedibilissimo delle cose. Lui. Papa Ratzi. Il vecchio babbione dai canini appuntiti e dalla parlata da caporalmaggiore delle Sturmtruppen. Lui. Venuto subito dopo la superstar del Cattolicesimo, antipatico, rigido, freddo, distante.

A sangue freddo, ho pensato che in fondo è stato un gesto molto umano. Wojtyla è stato fino alla fine sulla ribalta, anche nell’umiliante condizione dell’ultimo stadio della malattia. Ratzinger probabilmente neanche ci voleva diventare Papa. Voleva rimanere nelle sue stanze a studiare, passeggiare nei boschi bavaresi e assaporare un Apfelstrudel in tutta libertà. Lo sapete mica voi che vuol dire essere Papa?

E allora lui, affacciandosi sul lago di Castel Gandolfo o dalla finestra di Piazza San Pietro si sarà detto…

Lo sai che c’è?

Ma annatevene tutti affanculo.

Pezzi – Francesco De Gregori ♬♪

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