dicembre 31st, 2013 — 4:00pm

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Foto di Francesco Mosca

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Miley Cyrus – We Can’t Stop

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Lana del Rey – Video Games

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Poche parole. Musica solo da cattive ragazze del pop.

E dalle campane della cattedrale.

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Gwen Stefani – What you waiting for ♫ #2014

 

Comment » | In my life, Sophia, Ticket to ride

ottobre 26th, 2013 — 4:17pm

La metafa più pertinente che mi viene da fare per descrivere questi miei ultimi tre-quattro mesi contempla uno sparapalle1, ossia uno di quegli aggeggi usati durante l’allenamento in alcuni sport, come ad esempio il baseball americano o la pallavolo2, che letteralmente sparano delle palle a velocità demoniaca e che lo sportivo deve parare, colpire, recuperare, rimbalzare con agilità, destrezza e duro lavoro per evitare di prenderle in faccia

In questi ultimi tre-quattro mesi c’è stato il rush finale prima di convolare infin’ a nozze.

[Momento in cui la me medesima scrivente e seduta davanti al computer smette di digitare, smette di respirare e si mette in ascolto dell'etere, nel timore che anche il computer si metta a snocciolare le proprie, personali opinioni sul tema “Matrimonio”.]

Dovete sapere che tutti hanno un’opinione da esprimere sul Matrimonio3. Tutti.

Nel momento in cui annunciate l’evento si scatena un tornado di pareri, un anticiclone di interpretazioni, uno tsunami di tesi, teorie e concetti che arrivano da chiunque. E quando dico chiunque, intendo Chiunque4. Tengo salvato in bozza su Tumblr un post dove ho raccolto tutte le risposte quantomeno bizzarre, ricevute da Chiunque, alla notizia che mi sposavo. Post che terrò in bozza per sempre, altrimenti laggénte poi pensa cose strane, tipo «Tu scrivi questo di me perché mi odi/perché volevi sposare me/perché #soloinvidia/perché #bruttapersona». Ma non è così. Ne scrivo solo per darne testimonianza ai posteri e agli alieni che ci invaderanno un giorno, per mero esercizio pratico, per soddisfare un mio capriccio prettamente estetico e postmoderno, talvolta perché suona bene.

Sì, sì lo so. Anche perché sono così teneramente «trollina» (cit.)5.

Insomma, il Matrimonio smuove l’immaginario collettivo. E – certo – questa cosa avrei dovuto intuirla anche da prima. Ma un conto è domandarsi così, di striscio, perché in TV mandino circa trecentomilaventitré programmi sull’argomento e perché anche i film e i libri e qualsiasi altro prodotto culturale che vi venga in mente, ha tutto un filone che contribuisce a tenere alto il PIL delle multinazionali sempre su quell’Argomento.

Un altro conto è quando a sposarti sei TU.

Le palle6 che ho dovuto schivare e/o rispedire al mittente sul tema matrimoniale sono di due tipi: quelle tradizionaliste e quelle Ipste7. Le prime sono state le più pesanti da smazzare, le seconde quelle più fastidiose (fastidiose come sono fastidiose le mosche che si insinuano nella tua cucina mentre sei impegnata a fare La Ricetta Più Impegnativa Di Sempre).

Anche in questo caso non posso entrare nel dettaglio. Non adesso che ho scoperto che mia suocera ha scoperto Google. Immaginatevi da un lato del campo di battaglia l’Esercito dei Tradizionalisti, le loro armi affilate con i valori veri e con i sensi di colpa di noialtri.

- «Ce l’hai messa zia Arcibalda nella lista?»

- «Chi?»

- «Come chi, zia Arcibalda! Quella che, quando avevi due mesi e ti erano venuti gli orecchioni ungulati, t’ha regalato una paperella a forma di mucca che faceva il verso della gallina e che ti faceva tanto ma tanto ridere. Ella ti ha voluto molto bene e tu – mi stai dicendo – non l’hai messa in lista?»

Il Tradizionalista mette una pausa enfatica con sospiro tra «Non ti sposerai mica» e «al comune?».
L’Ipste mette una pausa enfatica con sospiro tra «Non ti sposerai mica» e «in chiesa

L’Ipste concepisce il suo mondo in maniera che questo deve risultare anti-tradizionale ma anche anti-ipste stesso. Cioè non esiste che una cosa ipste sia catalogata come cosa ipste. L’Ipste si deve sentire unico e particolarissimo, fuori dal gruppo ma con l’incubo che non venga accettato dal gruppo di cui disperatamente vuole fare parte e di cui cerca di continuo l’approvazione. Ma non è vero che cerca l’approvazione se glielo vai a chiedere. Perché ello è – nella sua testa – Unico e Particolarissimo e Diverso e Contro-ma-non-troppo-vediamo-cosa-ne-pensa-quest’editoriale-di-Vice.

Dunque, se vi dovessi fare una metafa dei Tradizionalisti, essi sarebbero un castello inespugnabile in pietra durissima con le fauci dei cannoni spalancate, arroccato in un posto che ricorda la Transilvania ma meno solare. Se vi dovessi fare una metafa8 degli Ipste, essi sarebbero un criceto che guarda un film di Wim Wenders, si ciba di semini di girasole bio geneticamente modificati per essere bio e corre sull’apposita ruota da criceto, registrando mediante specifica App i suoi progressi settimanali.

Mi sto rendendo conto che questo post sta venendo lunghissimo. Volevo parlare del matrimonio in dettaglio, tipo come fanno le mie amiche di forumalfemminile.com, volevo parlarvi della Luna di Miele e delle opinioni dei Tradizionalisti e degli Ipste circa le Lune di Miele, del fatto che io e mio Marito vorremmo aprire un travel blog che si chiama A Quel Paese, del mio prossimo ebook che non si intitolerà “La verità, vi prego, su Laggénte che lavora nelle Multinazionali”, né “Se una notte d’inverno su Twitter”, né “Scusa, ma ti chiamo Account Manager” e neanche “Io sono Operativo”.

Si intitolerà (all’incirca) “Professione Community Manager” (o “Se questo è un Community Manager9 o “Ammaestratore di tigri 2.0”). A proposito (scusate ma non so più cosa sto dicendo, non so più cosa sto fando), il mio ebook de prima l’avete già letto? Leggetivìllo! Si può scaricare qui10.

E niente. Vi lascio con una foto riassuntiva del mio Matrimonio, scattata dalla mia adorabile testimone di nozze. Si vede lì in basso a dx il fotografo, il cui nome d’arte è Braciola, sopra di lui il figlioletto di una mia amica d’infanzia che ci guarda e nel mentre pensa “Schifo, si stanno baciando bleeeargh”, dall’altro lato la mia Damigellina impazzita che gioca coi coriandoli e mia madre che alza le mani in segno di vittoria. Nel mezzo, Noi. Fortissimamente, Noi. Persempremente, Noi.

Campane11.

1Nome non ufficiale da me medesima inventato in quanto non so, in effetti, quale sia il nome ufficiale dato a tale attrezzo. Google mi suggerisce – sbagliando – “sparabolle”. Il tempo restante per approfondire la ricerca è stato sempre da me medesima speso per scrivere questa prima nota.

2A Mila e Shiro sono sicura che c’era.

3Lo scrivo rigorosamente con la emme maiuscola perché ormai lo considero un’entità.

4Genitori, parenti di primo grado, parenti di secondo grado, parenti di terzo grado, parenti di quarto grado eccetera, amici, amici di primo grado, amici di secondo grado, eccetera, conoscenti, conoscenti di primo grado eccetera, insegnanti di scuola elementare, insegnanti di scuole medie, suore dell’asilo, insegnanti universitari, sindaco del paese, sindaco del paese confinante, COPASIR, Ente Nazionale Italiano Opinionismo Matrimoniale, colleghi, colleghi passati, colleghi futuri, cugini, cugini passati, cugini futuri, animali domestici, animali domestici defunti e ricomparsi in sogno, Followers, Followers di Tumblr, Followers di Pinterest, Avatar provenienti da ogni substrato crossmediale dell’Internet, abitanti del pianeta Eccetera.

5No, non metterò una nota per spiegare di chi è la cit.

6Nel senso di “opinioni”, “punti di vista”.

7Questa nota a piè di pagina si configura come qualcosa di molto impegnativo. Talmente impegnativo che non mi va neanche di cercare un post riassuntivo su http://www.ildeboscio.com

8Mi piace dire metafa, ok? Mi fa simpatia!

9Scusa, Primo.

10Pubblicità merda raga.

11Vorrei salutare e – già che ci sono – scusarmi con pòro David Fosteruàllas, la cui prosa è stata di grande ispirazione.

Comment » | In my life, It's only for Lulz, La Simpatia

luglio 31st, 2013 — 11:04pm

Eravamo a metà degli anni Novanta e i Blur erano già avantissimo da almeno cinque anni prima. I Blur rappresentavano la nicchia di quelli che volevano essere la nicchia. Nella sfida Coca Cola vs Pepsi, loro non erano la Pepsi. Erano il Chinotto Neri.

Quasi vent’anni dopo, con i maggiori esponenti della scena madferit romana maritati, ci siamo ritrovati una sera di fine luglio a Capannelle immaginando, ora come allora, di essere – chessò – ad Hide Park. Già ai varchi d’ingresso, era chiaro che il discorso che stavano facendo tutti era lo stesso. «Sembra ieri. Poi una mattina mi sono svegliato, mi sono guardato allo specchio ed ero improvvisamente invecchiato». Certo, non così tanto invecchiato. Giusto, un po’ invecchiato. Però è stato un colpo per noi, che ci eravamo lasciati convincere dagli Oasis che tonight I’m a rock’n'roll star, live forever, don’t look back in anger and after all you’re my wonderwall. I Blur, invece, ci avevano messo in guardia, sono sempre stati sinceri – troppo sinceri – loro.

This is the next century
No one here is alone, satellites in every home

La magia della musica è che bastano un Mi-Re-Mi-Re-Mi-Re ed è un attimo che ti sei scordato della più pesante delle giornate lavorative. Sulle prime note di Girls and Boys, siamo subito tutti ritornati ragazze e ragazzi degli anni Novanta, a ballare e cantare a voce alta.

We wear the same clothes ’cause we feel the same

La scaletta è stata un susseguirsi velocissimo di greatest hits, tanto che non facevi in tempo a riprenderti dall’emozione di aver ascoltato Beetlebum e Out of Time e Coffee & TV e Tender e Parklife.

La mia preferita, per motivi che non vi sto a dire, è End of a Century. Ed io ero nel bagno chimico a far pipì (per via della birra). E’ stato uno di quei momenti in cui ti dici «Tutto questo ha un senso anche se non so bene quale».

End of the century
it’s nothing special

Il concerto è finito col capolavoro musicale dei Blur, The Universal, e col capolavoro mainstream che ha venduto di più, Song 2. Sulla prima, ci siamo stupiti ancora una volta di quanto siano bravi a suonare, di quanto siano bravi a tenere il palco, di quanto ci capivano e ci capiscono di musica. «Non come queste piccole band di oggi tristi come la birra senz’alcol». Sulla seconda, abbiamo ballato come pazze, con i capelli al vento e i ragazzi che ci guardavano e sorridevano.

I Blur, la vera band hipster prima degli hipster e indie prima degli indie e comunque più avanti di queste due sottoculture fasulle messe insieme. Ma i Blur lo sapevano, sapevano tutto, erano già avantissimo quasi vent’anni fa, ce lo dicevano che sarebbe stato così. We riot alone.

So give me Coffee and TV
Sociability is hard enough for me


Nella foto, una Champagne Supernova a Capannelle

Comment » | Music is my hot hot sex

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